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DPEF

Un ministro che fa preoccupare

Padoa Schioppa era partito per Bruxelles con la baldanza di chi era convinto che avrebbe spezzato le reni alla Comunità Europea. “Difenderemo le nostre ragioni” – disse qualche giorno fa – “In Europa sono tutti integralisti”. Insomma, si partiva per battersi fino all’ultimo e certi che i colleghi avrebbero compreso le ragioni del governo italiano la cui avanzata sul fronte del rigore ricordava vagamente quella sul confine albanese durante la seconda guerra mondiale. La volontà di potenza e l’immancabile destino annaspavano nel fango, ma la riscossa era vicina.

Ecco, il fiero alleato ci conosce troppo bene e col compitino di TPS ci ha fatto le zeppe per i tavoli traballanti perché, sostengono a Bruxelles, con quel documento si tiene in equilibrio giusto un fratino in arte povera confezionato da un falegname ubriaco.

 

Il consiglio di classe boccia il governo

Fin dai tempi lontanissimi delle mie frequentazioni liceali sono onorato membro di una delle categorie professionali più numerose del paese. Senza entrare troppo nei dettagli, stavo felicemente nel gruppo di soggetti sui quali i professori esprimevano meccanicamente un giudizio che era un capolavoro di politically correct: “Non è che non ci arrivi, è che non si applica”. Una formulazione geniale che si prestava a definire un intero universo di fancazzieri e di piccoli profittatori impegnati notte e dì nella ricerca di ogni trucco possibile per salvare la ghirba alle interrogazioni e di strappare il minimo sufficiente ai compiti in classe.

 
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