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clandestini

Un permesso di soggiorno a botta

Questo post qua, cioè quello che sto scrivendo e che voi state leggendo, doveva vedere la luce qualche giorno addietro allorquando la simpatica comitiva in gita politica che siede al governo elaborò i cinque provvedimenti denominati “pacchetto sicurezza” e prima che lo sciagurato di Tor di Quinto costringesse Uolterino a chiedere un intervento immediato di cosmesi comunicativa, cioè la trasformazione in decreto legge della una parte del progettone unionista di rientro nella legalità centrato sull’espulsione dal territorio dell’Impero Romano (o Romeno?) dei bruti residenti nelle baraccopoli sorte all’improvviso in riva all’Aniene.

 

Cervelli Definitivamente Assenti

In Toscana non ci hanno le idee mica tanto chiare sull’immigrazione e sulle regole del gioco. Da una parte c’è Domenici che ha indetto la crociata contro i lavavetri rei di imporre un servizio non richiesto con l’aggravante della mancata iscrizione all’albo, dall’altra una giunta regionale che impiega il suo tempo, lautamente remunerato, ad inventarsi un nuovo status da assegnare ai clandestini al fine di dotarli di regolare tessera sanitaria.

 

Porte aperte ai clandestini

Continua inesorabile la macchina distruttrice del governo Prodi. Distruttrice delle riforme della precedente legislatura. E così abbiamo assistito all'ennesimo dano, cioè l'abolizione della legge Bossi-Fini relativa all'immigrazione.
La Bossi-Fini sanciva dei principi semplici ma efficaci. Infatti, tramite essa, gli stranieri potevano ottenere un permesso di soggiorno contestualmente e quindi solo se, avessero avuto un contratto di lavoro. 
Tutto questo permetteva maggiore sicurezza sia all'immigrato, poiché poteva garantirsi il sostentamento, sia i cittadini italiani, che potevano in qualche modo accettare con più serenità coloro i quali entravano in Italia onestamente e senza sotterfugi. 

 
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