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Prodi e la vittoria di Nikolajewka

Ieri, in Senato, hanno fatto le prove generali per vedere l’effetto che fa il dopo Prodi. Diciamo che la prima conta di chi sta di qua, chi sta di là e chi ancora non sa dove sta è cominciata. Non sono grandi numeri perché basta un raffreddore di qualcuno e in Senato può succedere di tutto, ma il pallottoliere dice che il governo è alla canna del gas e sempre più ostaggio dei nanopartiti, nuovi e vecchi. Lo stesso vale per l’opposizione che, fortunatamente, non ha incassato la vittoria grazie all’assenza strategica di Storace e della sua pattuglia D-Destra. Il risultato finale è la vittoria dell’ARMIR prodiano che si comporta eroicamente durante la sua piccola Nikolajewka e può continuare a sperare di raggiungere le retrovie dove lo attende una immeritata pensione.

Sulla vicenda RAI, poltronificio di stato per il cui controllo si sono sfidati i malandati eserciti di maggioranza e di opposizione, sono cominciate le prime manovre di sganciamento dalla macilenta colonna del centrosinistra: il colonnello Mastella, disobbedendo agli ordini, ha lasciato la prima linea per mettersi buono buono al servizio del battaglione Casini mentre qualche compagnia che presidia il fianco sinistro ha fatto sapere di non essere disposta a resistere ad ogni costo per proteggere il grosso del piddì il quale, a sua volta, continua essere eccessivamente lento nel completare il dispiegamento in campo e tendenzialmente riluttante ad assumere una posizione stabile. Intanto le pattuglie di Dini, partite in ricognizione da qualche giorno, si avvicinano pericolosamente al fronte nemico: visto che non si hanno più notizie, qualcuno sospetta che si siano state catturate o che si siano volontariamente arrese.

Dall’altra parte, il generale Berlusconi deve fare i conti con alcune defezioni la cui importanza numerica è inversamente proporzionale a quella strategico-tattica per cui anche i difensori hanno i loro punti deboli. Romano Prodi, dimostrando che il “fattore C” nel suo caso conta più della dote di comandante, si è trovato proprio di fronte ad una di quelle postazioni scoperte ed è riuscito a infilarsi nel varco tra le linee nemiche che ha scompaginato l’intero piano dell’Armata Azzurra. Lo scontro è stato violentissimo, con un’unica pausa nel tardo pomeriggio quando i contendenti hanno sospeso il fuoco per raccogliere i feriti. Alla ripresa degli scontri, stavolta affidati al peso delle artiglierie visto che la colonna prodiana aveva messo già una sufficiente distanza tra sé e gli inseguitori, la situazione restava più o meno la stessa. La RAI rimane spazzata dalla gelida bufera sovietica e abbandonata a se stessa mentre i due eserciti si inseguono senza sosta.

Si è dimostrata vincente la strategia consolidata del comandante bolognese che, quando la difficoltà aumenta, sceglie costantemente di ritirarsi e, ancora una volta, il suo rivale non è riuscito ad assestare il colpo mortale all’avversario.

Tutto rimandato, quindi, nonostante il bollettino emesso dallo stato maggiore mancino parli di grande successo e di spallata respinta. Ma son vittorie alla Reverberi, per quanto molto meno eroiche, destinate ad entrare nella memoria dei reduci come esempi di epocali disastri.

Oggi come allora, le truppe cammellate di Prodi andarono al fronte a bordo di 200 treni, ma, per tornare, gliene basteranno meno di venti.

(Nella foto, vittorie)

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ritratto di Mthrandir
 

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