
Ha destato grande scalpore l’outing di una prostituta che, distrutta dal rimorso, ha confessato pubblicamente di aver commesso una delle azioni più aberranti che si potessero immaginare. Anche se è difficile credere che si possa cadere così in basso e giungere ad un tale degrado della propria dignità, la professionista ha ammesso di aver trascorso una notte in completa intimità con un uomo politico.
Come ci si poteva aspettare, le reazioni indignate non si sono fatte attendere, ma c’è anche chi invoca un po’ di comprensione perché nessuno farebbe mai una cosa simile se non in stato di assoluta necessità.
I portavoce delle principali associazioni di categoria hanno subito preso le distanze denunciando il fatto non si può mettere in discussione l’onorabilità di un’intera categoria di professioniste a causa del comportamento poco edificante di alcune di esse le quali – ribadiscono – sono comunque pochissime e non in regola con il versamento delle quote associative.
Molte organizzazioni dei consumatori, inoltre, hanno invitato i responsabili nazionali della categoria a svolgere le indagini del caso per fare luce fino in fondo sull’incresciosa vicenda e per verificare se tali condotte poco professionali siano da considerarsi un’eccezione o se non siano, piuttosto, il segnale di una pericolosa deriva che debba essere stroncata sul nascere.
“C’è un limite a tutto!” – ha dichiarato una responsabile sindacale di una unità territoriale di Roma – “Non possiamo far finta che non sia successo nulla. Interverremo duramente per ripristinare un minimo di coscienza e di qualità nell’erogazione di un servizio essenziale al buon funzionamento del vivere comune”.
I fatti, ancora da riscontrare, ma suffragati dalle prime ammissioni del politico, si sarebbero svolti in un non precisato hotel romano al termine di una cena tra amici. Dopo svariati giri di limoncello, sembra che la professionista abbia perso il controllo e sia finita nella camera da letto del politico.
“Guardi, non pensavo fosse un politico” – ha ammesso in lacrime la giovane donna. “Mi è stato presentato perché non ci conoscevamo e sembrava uno sfigato qualunque. Ha cominciato a parlarmi e niente di quello che diceva poteva far pensare che fosse addirittura parlamentare. Anzi, diceva cose sensate e faceva ragionamenti con una loro logica. Per questo non mi sono insospettita e sono andata tranquilla”.
Le cose sono precipitate quando la ragazza ha raccattato i suoi abiti e si apprestava a lasciare la suite dell’albergo. Solo allora, secondo la confessione, avrebbe notato il tesserino della Camera sul pavimento e si sarebbe resa conto dell’inganno.
“Avrei dovuto capirlo che c’era qualcosa che non quadrava” - continua nel suo racconto con la voce rotta – “perché, dopo avermi pagata, mi disse che dovevo dargli indietro il 10% alludendo agli enormi costi che il suo lavoro gli imponeva e alla necessità di garantire la salvaguardia della democrazia nel nostro paese. Lì per lì avevo pensato che stesse facendo il simpatico, ma poi ho messo insieme le cose… Comunque, io non mi sono drogata, Lui non lo so, magari prima che ci incontrassimo o dopo, mentre dormivo. L’ho sentito parlare nel salottino con un altro tizio che non avevo mai visto prima in dialetto pugliese”.
La ragazza, che ha voluto restare anonima, è subito andata in Ospedale per sottoporsi a un controllo medico preoccupata delle potenziali conseguenze dovute ad una così innaturale relazione. Lì i medici hanno potuto certificare il fatto e non è stato possibile nascondere oltre la verità.
Intanto nel palazzo del potere ci si interroga su chi possa essere il responsabile dell’ignobile truffa. Il segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa, ha detto che se fosse uno dei suoi non esiterebbe ad aumentargli lo stipendio.
(Nella foto, lucciola)














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