
Week-end di ansia per Giuliano Amato il quale, trascorsi gli ultimi giorni della settimana in un sudario morale causato dalla ferale scoperta che rinnovare il permesso di soggiorno costa 70 eurini, ha interessato direttamente Romano Prodi della questione ricevendone un ampio:
“Fai quel cazzo che ti pare che io avrei anche i miei problemini”.
Soddisfatto della dimostrazione di incondizionata fiducia, Amato inaugura il suo personale Telethon della burocrazia e annuncia che i costi sofferti per il rilascio dei documenti saranno tagliati perché è ora di finirla di scucire quattrini ai cittadini extracomunitari. La ragione del taglio sta nel bisogno di mostrarsi di animo generoso con chi porta a casa, quando riesce, stipendi da 500 euro mensili. Bella intenzione e, come accade sempre quando si parla di extracomunitari, correttamente razzista in vero spirito buonista mancino. Primo perché sono extracomunitari anche i canadesi, gli svizzeri e i cittadini degli USA i quali, si suppone, non vengono da queste parti in canotto e nemmeno per amore della gloria. Secondo perché, se proprio la si vuole mettere sull’iniquità rispetto al reddito, non si vede perché non si dovrebbe rilasciare gratis il duplicato dei documenti ai pensionati al minimo che se li vedessero sottratti dai soliti borsaioli.
Protestino pure i futuri piddì, ma se quello di Amato è il criterio guida la decisione è razzista. Confermata dalla parte due dell’Amato-pensiero, quando si sbrodola sulla questione della progenie. Secondo il ministro dell’interno, ai figli degli extracomunitari (compresi i canadesi?) bisognerà garantire un lavoro immediatamente dopo la fine degli studi perché, altrimenti, sarebbero condannati al rientro in patria. Loro, dice il ministro, non hanno la stessa possibilità dei loro coetanei italici di spendere tempo a cazzeggiare in attesa che caschi il posto fisso dal cielo per cui bisogna porre rimedio ad una situazione fortemente in disequilibrio. E qui torniamo belli freschi ai parametri che fanno da spartiacque i quali, ancora una volta, sono etnici. Se il “diritto” al lavoro dipende dai natali dei genitori, natali giudicati degni in base alla provenienza geografica, allora siamo di fronte ad un altro criterio razzista. Certo, alla rovescia, ma sempre razzista è. Anche in questo caso, nasce spontaneo il dubbio circa “quale” lavoro dovremmo garantire loro. Un lavoro qualsiasi o un ruolo almeno dirigenziale capace di generare stipendi consoni al pagamento del rinnovo dei documenti? Chi glielo procura il lavoro? Il governo, la regione, la provincia, il comune, le agenzie pubbliche o chi altro? E se non glielo trova, il danneggiato rimpatriato può farci causa?
Capisco che siano dettagli dei quali un ministro non si debba occupare, ma hanno la loro bella rilevanza pratica perché l’enunciazione del principio di ecumenica solidarietà non ha mai fatto mangiare nessuno. Altra ipotesi è che i figli degli immigrati vengano ricompresi nelle categorie protette e imposti alle aziende con i requisiti giusti per essere considerate parcheggi. Se hai più di un tot di dipendenti, allora devi assumere un disabile (diversamente abile, chiedo scusa) e un nigeriano (extracomunitario, pardòn). E’ evidente che non basta avergli dato un’istruzione come a tutti gli altri, nei loro confronti dobbiamo assumerci un obbligo eterno fino a quando avranno voglia di stare qua. E’ evidente che in un contesto del genere, perché poi le cose si vengono a sapere anche di là dal mare, la gente faccia la fila per attraversare le perigliose acque mediterranee aggrappata alle tonnare. Dove lo trovano un altro luogo così nobilmente predisposto? La cosa buffa è che si potrebbe, invece, predisporre un incentivo al rientro facendo in modo che i paesi di origine ci mandino caterve di disperati (è chiaro che non vogliono e non possono frenare il fenomeno) e ne ottengano in cambio persone con una formazione diversa e più moderna. Basta foraggiamenti a cazzo, li si aiuta in natura, possibilmente sul posto di partenza. Ripensandoci, però, una simile politica ha i suoi lati negativi: formare le teste e incentivare i singoli rende meno viscoso il flusso di quattrini col risultato che diminuirebbe vertiginosamente il fatturato delle onlus e delle mazzette. Meglio l’assistenza a fondo perduto, anche perché ci si aspetta quel minimo di riconoscenza elettorale da chi è stato accolto, mantenuto e collocato al lavoro in cambio di un banale segno della matita copiativa.
C’è da aggiungere che, se queste sono le prospettive, allora si assisterà ad un’altra inversione di tendenza per cui finirà la caccia all’antenato italiano di 8 generazioni fa perché qualcuno ti consideri figlio del tricolore e partirà la forsennata ricerca di qualche ascendenza, o discendenza, maghrebina. Invece di falsificare passaporti italiani, fiorirà il commercio di quelli sudanesi che varranno molto di più considerando i benefits connessi.
Il risultato sarà più o meno lo stesso di oggi, solo che al posto di comuni con 1.000 invalidi su 4.000 abitanti, ne avremo con 3.000 extracomunitari su 4.000.
Qui c’è grande impazienza di vedere cosa si inventerà il Ciro Coppola di turno per continuare a tirare a campare. Probabilmente si dipingerà la faccia di scuro, cambierà il nome in un più utile Mohamed Aziz, dichiarerà di essersi convertito all’Islam e si piazzerà al sicuro facendo valere l’obbligo di Legge. Così saranno gli italiani che diventeranno, pian piano, clandestini in patria.
E, se non faranno i bravi, saranno espulsi come soggetti non graditi.
(Nella foto, italiano al primo colloquio di lavoro)














Come riesci a raccontare le cose più incredibili ed assurde in maniera sublime e divertente... non lo riesco proprio a capire... Grande. Come al solito (a parte ciò cui fai riferimento, naturalmente)
Allora, ognuno di noi è supposto di passarsi una ventina di anni a studiare. Poi, finita l'università, dopo aver passato tutta l'esistenza a carico dei poveri genitori (peraltro subissati di italianissime tasse, perché la media non conta, cambia la retta di soli 25€, giuro!), uno magari si aspetta di trovare un lavoro, iniziare a mantenersi, far andare in pensione i genitori e nel frattempo mettere da parte un gruzzoletto per un appartamentino (mica una villa!), un auto o magari sposarsi e mettere su famiglia. Sia mai! Dopo la laurea, un bel master, così continuiamo a dargli soldi. I famosi stage in cui fai da schiavo (senza mai operare nel campo in cui dovresti), da segretario, da uomo delle pulizie, particamente (a volte sul serio) gratis, poi giri di lavoretto in lavoretto per un diciamo 10 anni, in cui hai contratti di 6 mesi in 6 mesi con stipendi da fare. Ovviamente, chiunque spera nelle clausole tipo "se lavori qui per 6 mesi, ti assumiamo" e così uno lavora lì per 5 mesi e 29gg, poi viene mandato via e riassunto il giorno dopo, così non si corre il rischio di assumere. Il tutto è legale!
Poi ci domandiamo perché la popolazione è in calo. Chi volete che faccia figli se non riesce manco ad arrivare a fine mese?
Forse sarebbe il caso di infischiarcene degli extracomunitari e magari preoccuparci della gente che qui muore di fame e non ha un lavoro??? Scusate, sto schiumando di rabbia!
Sono basito e disgustato. Anche io ho sempre sostenuto il punto di vista dell'aiutiamoli a casa loro e sono sempre stato tacciato di fascismo...
Il fatto è che con queste regole ti fanno diventare razzista anche se non lo sei!
Unisco la mia schiuma a quella di Vaalyah.
E pensare che già una quindicina di anni fa, i miei mi dicevano:"Se vuoi avere la borsa di studio, o trovare un buon lavoro, devi essere un extracomunitario". Io la prendevo come battuta, invece mi sa che era preveggenza!!!
Mi auguro che Amato dica così, tanto per dire, una boutade tanto per farsi bello, insomma, anche se conoscendo il soggetto e le sue convinzioni politiche, qualche dubbio che metterà in pratica ciò che ha detto incomincia a venirmi.
Ma, allora, non si violerebbe palesemente la Costituzione che vieta le discriminazioni sul lavoro sulla base della razza, della religione, dell'etnia, ecc. ecc.? O si tira in ballo la carta costituzionale solo quando fa comodo?!?!?
Credo che qui in Italia ci sia abbastanza disoccupazione, e che i soggetti bisognosi siano ben altri.
Intanto, per precauzione, vedo se nel mio albero genealogico ho qualche antenato dell'est...non si sa mai!
L'ho sempre detto che non sono fotogenico... Un tizio, un paio d'anni fa, ha provato a fingersi extracomunitario considerato che non trovava manco da fare lo scopino. Attraverso ACLI ed altre associazioni si e' ritrovato, con stupore, una lista di impieghi vari da scegliere. Ha scelto e si e' sistemato a tempo indeterminato. Non ci crede nessuno, ma e' vero. Probabilmente ci sono altri emuli che preferiscono non manifestarsi. Per il momento ci permettiamo il tono leggero, ma fra un po' bisognera' lavorare di corda saponata e ripristinare quell'obsoleto concetto che si chiama "fedelta'" e quell'altro che si chiama "tradimento". Senno' tanto varrebbe averci Louis XIV.
P.S.
per la Sacra Costipazione gli italiani hanno comunque la precedenza sugli stranieri. Senno' che andiamo a votare a fare?
Mioddio è un vero schifo. Stavo leggendo proprio ora l'articolo. Anche io come BiGi penso che sia meglio aiutarli a casa loro e non a casa nostra. Ma Amato sta cercando voti per il prossimo futuro sia mai che servano elezioni anticipate... Poi comunque ci siamo sempre noi che manteniamo gli immigrati pagando tasse salate, no? Quindi è giusto così. Gli immigrati non pagano perchè gli italiani pagano anche per loro. Trattasi forse di discriminazione al contrario?
Beh, non ci trovo niente di nuovo. Avete presente il film di Toto' "il turco napoletano"?
Andiamo con ordine:
nick, grazie. I complimenti fanno sempre piacere e come faccio non lo so. Diciamo che scrivo quello che diverte me e son contento che qualcun altro apprezzi:-)
Valyaah, calmati. Respirone, conta fino a dieci e ricominciamo. Bastava dire che il lavoro non è un diritto e che, non essendoci una carta universale che imponga di averne uno, ognuno se lo trovi da sè per quello che può. A prescindere:-)
BiGi, tu non sei moderno e non sei ecumenico. Peggio per te:-)
Gloria, puoi sempre maritarti con chi abbia i requisiti. Sconsiglierei l'Est che, prima o poi, mi entra nell'UE. Parlano bene dei jamaicani:-)
PseudoSauro uno e due: lasciamo stare le corde saponate che noi siam signori. Vedi? C'è qualcuno che era già avanti. Bisognerebbe dargli un premio alla chiaroveggenza. Neanche tanto, va, che sappiamo dove vorrebbero portarci i fanatici dell'accoglienza:-)
Elly, qualcuno di loro le paga le tasse. Chi ha un lavoro regolare c'è, paga come gli altri ed è giusto che abbia quanto gli altri. Non un ghello di più, però, tanto meno per il solo fatto di essere extracomunitario. Sia detto per inciso, codesto governo sui contributi degli immigrati ci conta parecchio perchè gli servono per mantenere i nostri costosissimi pensionati e non beccheranno un euro:-)
Anonimo: vero, niente di nuovo. Però, santi numi, Totò scherzava:-)
A me basterebbe che si facesse come i giapponesi, ma se questi non li si spaventa, non cambiano andazzo. Loro pensano di lavorare per la felicita' dell'uomo in generale e di sovranita' (quindi proprieta') se ne fottono. Ti copio una mail giunta a Ida Magli per Italianiliberi
«Io non vivo in Italia. Vivo in Giappone, dove non le nascondo ho trovato una dimensione professionale piu' adeguata a quelle che erano le mie aspettative, ahime' in Italia deluse da ladri in giacca e cravatta. Ma non voglio tediarla con la mia storia personale.
Piuttosto riflettevo. Gli immigrati, i clandestini... io qui vivo da italiano, da occidentale, da "bianco". Ma ho un regolare contratto di lavoro con un'azienda giapponese (mi occupo di cultura italiana) e un regolare visto di lavoro.
Non è facile il Giappone. Bello da turista, ma viverci da straniero non è facile. Non tanto per il rispetto delle leggi... il minimo. Ma bisogna adeguarsi alle abitudini , ai costumi. I Giapponesi sono di una delicatezza sconcertante, ma inflessibili.
Ti prendono le impronte all'ingresso, non mi sento discriminato anzi sono contento di farlo, perché personalmente non ho niente da nascondere e perché so che questa norma tutela anche me.
Una volta aspettavo un'amica. Si avvicina un poliziotto il quale con il garbo che caratterizza questo popolo mi chiede semplicemente "tra quanto tempo arriva la persona che sta aspettando?" gli rispondo "tra quindici minuti circa", lui guarda l'orologio e ... si mette di fronte ad osservarmi con discrezione. Quando arriva la mia amica -
giapponese - lui se ne va.
Quando venni qui la prima volta da turista, dovevo mandare i soldi in Italia per pagare il fitto di casa... all'ufficio postale l'impiegato mi chiede il passaporto e poi mi dice "perche' se sei qui da turista devi mandare soldi in Italia?"... e per fortuna c'era la bella Hatsumi che gli tolse il modulo dalle mani e mi compilo' lei il tutto... poi mi fa "guarda che quello avrebbe portato il tuo modulo alla polizia...".
Stato di polizia? No... Posto in cui ci sono delle regole che vengono rispettate da tutti. E che fa in modo che tu possa dare appuntamento alla tua ragazza sulla piattaforma della metro alle undici di sera e
la trovi tranquilla a leggersi il giornale... Lei dottoressa, ci starebbe da sola nella metro di Milano a quell'ora?
Per questo io concordo con lei... c'é qualcosa che non va nel nostro sistema, perchè non è possibile che la nostra italia sia diventata un colabrodo dove tutti entrano a proprio piacimento e portano miseria... io sono stato recentemente e ho visto le città piene di persone di etnia slava... per carità lavoratori... ma poveri in canna... le nostre belle città si sono abbrutite.
Qui questa regola non è applicabile. Non puoi venire in Giappone a lavorare se il tuo compito può essere svolto da un Giapponese = non puoi togliere lavoro ai Giapponesi. Ma ci vuole tanto a farlo anche in Italia? Cioè qui non puoi venire a lavorare in fabbrica, non puoi venire a fare il cameriere, non puoi venire a fare il lavavetri o il commesso in un supermercato. Qui entri solo se hai una qualifica specifica. E' cosi' impossibile pensare una norma del genere anche per l'Italia. Forse si... se tutto quel che lei scrive è vero.»
Copio Elly:
Anche io come BiGi penso che sia meglio aiutarli a casa loro e non a casa nostra.
io invece penso che prima di aiutare loro, dovremmo aiutare NOI. La lettere riportata da PseudoSauro è sacrosanta. E' così difficile pretendere il rispetto delle leggi e magari anche una politica che cerchi di MIGLIORARE questo posto di cacca che è divenuta l'Italia? Ma la verità è che noi siamo solo sudditi-schiavi con l'unica funzione di pagare le tasse per far fare la bella vita a loro. E temo che a meno di rivoluzioni, le cose non cambieranno mai. Che dite, espatriamo? Mi dispiace solo per la lingua italiana (che adoro) e la pasta, senza cui non posso proprio vivere... ma pare che la Barilla esporti in tutto il mondo :-)
Ohibò, la lettera che riporta lo PseudoSauro mi trova parzialmente d'accordo. Nel senso che il principio ispiratore mi sembra condivisibile, un po' meno il dettaglio applicativo. Faccio un solo esempio: ci sono un sacco di ragazzotti italiani a spasso perchè in fabbrica non ci vogliono andare. Non nascondiamoci la realtà, è così. In questo senso, chi occupa quei posti non toglie niente ad alcuno. Vorrei ricordare che in Giappone esiste una cultura del dovere leggermente diversa dalla nostra che, nei fatti, è cultura del solo diritto. Fatte le opportune tare, io sono per la libertà: se c'è un posto disponibile ce lo si contenda, ma sulla base di criteri di merito o di professionalità, ma non etnici. Se poi se lo prende un immigrato, anche soltanto perchè è disposto ad occuparlo, ben venga. Quello che non mi sta bene è l'ecumenismo dell'accoglienza spogliato di ogni considerazione di buon senso. Possiamo accogliere decine di milioni di persone, per quanto esse siano disperate? No, è evidente. A meno che non si voglia fare l'ultimo salto verso il lupanare. Ergo, dire che "dobbiamo" garantire un lavoro a qualcuno è una porcata, anche se quel qualcuno è italiano. Perchè non garantire fatturato alle imprese, allora? Mi sembra chiaro dove si vada per questa via. Perciò, con questa distinzione, mi dissocio parzialmente anche da Valyaah: io della solidarietà pelosetta catto comunista mi sarei rotto. Usciamo dalla logica dell'aiutare (qui o là) ed entriamo in quella dell'investire (qui o là). Investire significa metterci il massimo perchè la cosa stia in piedi e produca risultati. Questa è la solidarietà vera: creare le condizioni perchè nessuno debba più dipendere dalla tua luna buona e dai quattro spiccioli che gli metti nel cappello:-)
Mthrandir ha colpito nel segno.
Vorrei ricordare che in Giappone esiste una cultura del dovere leggermente diversa dalla nostra che, nei fatti, è cultura del solo diritto.
Gira e rigira si torna sempre lì per qualunque problema del Belpaese: tutto è un diritto acquisito e guai a chi me lo tocca. Mentalità prettamente da sinistrorso girotondino e 68ino, ma anche la destra si adegua spesso e volentieri.
Nella lettera postata dallo PseudoSauro , una frase mi ha colpito e concordo in pieno:
Ti prendono le impronte all'ingresso, non mi sento discriminato anzi sono contento di farlo, perché personalmente non ho niente da nascondere e perché so che questa norma tutela anche me.
Come dice giustamente nel seguito, non si tratta di vivere in uno "stato di polizia": si tratta di tutelare la propria ed altrui sicurezza, e per ottenere ciò sono necessarie alcune regole di base. Ancora una volta, non va criticato lo strumento, ma l'uso improprio che eventualmente se ne potrebbe fare. Vero è che in Italia questo meccanismo si presterebbe subito ad essere utilizzato a scopo di ricatto, ma in tal caso basterebbe avere delle leggi che puniscano seriamente chi commette l'abuso.
P.S.: si badi bene che quando dico "aiutarli a casa loro", non intendo l'arbitraria "cancellazione del debito" tanto cara a valenti statisti quali Jovanotti e Bono Vox...intendo COLLABORARE con loro con mezzi e professionalità per realizzare opere che possano essere di utilità pubblica (mi pare che tempo addietro un signore fortemente alopeciato, e sicuramente esecrabile per moltissimi aspetti, avesse dato inizio a qualche opera nel Corno d'Africa...)
Mthrandir, quando intendo che prima di aiutare loro dovremmo aiutare noi, intendo dire che prima di preoccuparci per i problemi del resto del mondo dovremmo magari cercare di rimettere un po' in sesto la nostra disgraziatissima Italia (visto che ci tocca viverci dentro). Per il resto, ti posso garantire che il mio concetto di "aiuto" non è esattamente allineato con "facciamo offerte ai poveri e diamo i soldi agli Africani". Vedi te che il primo punto del mio "aiuto all'Italia" consterebbe di liberarci di tutte quelle sanguisughe succhiasoldi parassitarie che è la nostra classe politica... Che poi, di solito gli incentivi economici ai paesi del terzo mondo vanno a finire nell'acquisto di armi e carrarmati... sarà un caso? Aiutati che Dio ti aiuta: se loro per primi non vogliono aiutarsi, di sicuro il miracolo non lo faremo noi. (di Jovanotti e Bono non scrivo la mia opinione perché rischierei la censura).
Comunque tutto ciò non cambia la sostanza: dare un lavoro ad una persona solo perché è un extracomunitario è non solo un'idiozia, ma anche un atto di razzismo. Verso gli italiani!
Ma come al solito, io sono quella cattiva...
BiGi mi scuserà se trascuro di appoggiare il suo commento, ma inviterei Valyaah a non sentirsi cattiva. Qui la riflessione da fare mi sembra un'altra. Posto che di questa classe politica sarà ben difficile liberarsi perchè sono in troppi gli elettori che hanno interessi analoghi, allora propongo un po' di pragmatismo. Mangino pure fino a strafogarsi, ma su cose utili. Diciamo che avremo un "costo paese" più alto degli altri, ma santi numi si possono guadagnare quattrini senza necessariamente impegnarli in cose senza senso. Se così è, il problema dell'aiuto altrove non si porrebbe nemmeno: si tratterebbe di analizzare delle opportunità e di coglierle. Anche qua mi soccorre un esempio. Da giovinotto lavoravo per una società di ingegneria italiana, in una joint venture stabilita in un paese dell'est. Ebbene, i competitori tedeschi approcciavano il mercato portando in tutto l'est soldi e tecnologia (noi solo tecnologia) e si facevano ripagare in prodotti. Inutile dire chi avesse le chances migliori. Risultato: esportavano tecnologia ricavandone grandi profitti sotto forma di prodotti derivati acquistati a due lire e rivenduti in tutto il mondo. Posti di lavoro per i locali, nuovi mercati aperti sia sul fronte produttivo sia su quello commerciale e via dicendo. Niente carità o solidarietà da onlus, ma benefici per tutti. E stabili. Se pensi alle ricchezze africane.... E non mi si dica che là ci sono regimi eccetera eccetera con i quali occorre scendere a patti. Il problema è che si vogliono creare monopoli e non concorrenza cosicchè conviene foraggiare i tiranni invece di utilizzare un approccio realmente liberista. Ecco, in questi termini sono d'accordo.
Mthrandir: ai ragazzotti "che ora non vogliono lavorare" negheremo la pensione? No, allora? Tanto vale fare qualcosa perche' la voglia di lavorare venga loro. A dispetto di cio' che pensa molta gente, qui non siamo in USA in cui si puo' lavorare coast to coast senza nemmeno preoccuparsi di trovare un lavoro e un alloggio. Si faccia per gl'italiani cio' che ora si fa per gli stranieri. La politica immigratoria costa un sacco di soldi, mentre il perseguire una politica di massima occupazione costerebbe molto meno. Senza dire del fatto che in un posto che si chiama Italia buonsenso vorrebbe che gl'italiani contassero qualcosa, dunque che i governanti espressi dagli italiani lavorassero per gl'italiani e non per gli stranieri. Di statistiche fatte in tal modo non mi fido un granche', ma "sembra" che i disoccupati italiani siano intorno al 7%, mentre gli stranieri tra il 4 - 5%... sono tutti scansafatiche? Li si mette di fronte ad una scelta, ma in assenza di un welfare decente non si puo' obbligare nessuno a fare niente. In USA ti dicono: no lavoro, no sussidio; qui il sussidio non lo prendono che gli stranieri, capirai che deterrente... non e' chiaro il perche' dell'immigrazione selvaggia? Abbattere il costo del lavoro e realizzare il sogno multietnico di qualche sciagurato, il tutto proprio mentre in stati come gli USA e l'Australia si e' vicini a cambiare registro fino a dichiarare il tutto esaurito. NB: 29 ab x km2 in USA e 129 per l'Italia... ma i numeri non servono... meglio la sociologia... finiremo come a Malta o peggio come i pinguini.
Sauro, conosco alla perfezione le tue preferenze economiche. I governanti dovrebbero lavorare per far funzionare le cose senza curarsi troppo dei colori cutanei o delle provenienze geografiche. Parlo a bocce ferme, ovvio, ed esclusivamente del lato economico. Tradotto, dovrebbero fare il meno possibile. Circa gli stranieri, dovrebbero semplicemnete agire per evitare invasioni che non ci si può permettere. Tenere in equilibrio i flussi basta e vanaza per consentire al mercato (posto che ce ne sarà mai uno in Italia) di fare il suo lavoro. Poi, volendo strafare nel tempo che avanza, si occupino delle situazioni al margine che giudichino "moralmente" inique. Qua, mi astengo perchè ognuno ha il suo concetto di ingiustizia sociale. Da liberale, dico: parliamone. Prima, però, facciamo che ciò che può funzionare da sè non trovi ostacoli nella burocrazia e nella politica. Sarebbe un confronto molto più costruttivo e anche più sostanzioso che stare qua a decidere quale quota di BNL spetti a Unipol o se CrediEuronord debba essere salvata da Fiorani:-)
Evidentemente "extra" è inteso come prefisso sì, ma nell'accezione di miglioria.
Così che un extracomunitario avrà un extradiritto di avere un extralavoro, una pensione extra e perché no, dei medicinali extra, un'assistenza extra e delle mogli extra (in alcuni paesi è concesso, non possiamo non permetterlo sullo stivale).
A noi che abbiamo pagato - e stiamo pagando - un caro prezzo per essere comunitari non resta altro che chinarsi oltremodo. Diciamo... sì, più o meno intorno ai 90°.
Mthrandir: io sono uno che sta cambiando idea, e da liberale che fui sto diventando quasi un fascista. C'e' chi va e c'e' chi viene :-) Quindi non ho granitiche certezze e mi faccio un'opinione in base a cio' che vedo. E quello che vedo nel nord Italia e' un'invasione. Nessuno riesce a sapere quanta gente stia arrivando, ma e' percezione comune il fatto che siano tanti. Tanti che non fanno un cazzo e che sostano in gruppi numerosi pressoche' ovunque. Non ti diro' del fatto che con un esercito professionale ridotto ai minimi termini (e addestrato ai minimi termini) la proporzione e' un militare contro 20 stranieri, dato che ormai vige la pace universale, ma insistero' sulla questione spinosa che tutti fingono di ignorare, ovvero, che le differenze etniche non sono solo quelle visibili, ma soprattutto quelle che non si vedono. La maggior parte della gente che ci mettiamo in casa ha un'aggressivita' che noi nemmeno ce la sognamo, magari ha partecipato o e' stata oggetto di massacri etnici in casa propria e, in caso di scontri, per noi si metterebbe assai male. Ma i razzisti siamo noi... pazienza. Questo e' il pericolo piu' serio che viene dalla legittimazione dello straniero in patria, la disoccupazione e' una quisquilia al confronto. Non ti domandi perche' una volta si facevano le guerre tra stati? Per conquistarli. Va da se che se ognuno avesse potuto viaggiare come oggi di guerre non ce ne sarebbero state, ma per conquistare una terra basta andare ad abitarvi, mica c'e' bisogno di bombardarla. Dell'economia mi frega poco, basta che funzioni, ma sulla sovranita' non si puo' transigere e se il risultato dev'essere questa specie di comunismo globale, m'importa poco se a veicolarlo siano gli USA piuttosto che gli URSS: e' un disastro lo stesso.
Scusa la digressione, ma credo che abbia qualche ragion d'essere.
Sauro, so anche del tuo passaggio alla preferenza quasi fascista che, va da sè, non condivido. Ma fino a quando non si sfondano certi limiti di correttezza nella discussione, sia pure. Quindi, premessa questa diferenza, osservo sommessamente che la tua ricostruzione mi lascia perplesso. Visto che si fanno digressioni, facciamole. Mica vero che in passato non ci siano stati fenomeni migratori di enorme rilevanza visto che uno di questi contribuì alla dissoluzione dell'impero romano d'occidente. I barbari, specie i Goti, prima immigrarono al di qua del limes premuti da popolazioni più aggressive, poi parteciparono al banchetto sui resti dei loro ospiti. E' il problema delle società - o delle civiltà - che hanno svolto la loro funzione. Non è arroccandosi a tutti i costi che si vince la guerra, ma accettando lo scontro sul campo. Il problema vero è: abbiamo un sistema di valori competitivo o possiamo solo sperare di comprarceli con l'assistenza? I romani scelsero la seconda e ci rimisero le piume. Ecco, io penso che il nostro vecchio sistema di valori non sia competitivo e che ci si debba aprire alla concorrenza perchè il prezzo della pace interna è destinato a salire vertiginosamente. Quindi, o si sterza verso un modo di essere occidentali capace di coinvolgere oppure siamo condannati a soccombere di fronte al fondamentalismo di chi non ha niente da perdere. Ripeto, non credo che recuperare sistemi da Concilio di Trento possa risolvere la questione nè è pensabile di cavarsela coprendo i nuovi arrivati di privilegi. Detto questo, io sono per un sistema di regole per aggravanti e userò una metafora: se mia moglie rovista nei miei cassetti, considero la cosa una grave violazione della mia privacy. Se ci rovista un ospite, la considero violazione fatale per la sua permanenza tra le mie mura domestiche e per un eventuale ritorno. Credo di essere stato chiaro:-)
Non so ma così a naso mi viene in mente che c'è bisogno di forconi e berretti frigi...
(nota, mi sono spostato di casa con il blog)
Mthrandir: e vorrei vedere che un liberale non potesse disquisire con un fascista... sai che liberale sarebbe. :-) In ogni caso io tornero' ad essere un liberale quando questo impazzimento collettivo finira' e non ho ancora ne' fez, ne' manganello: quelli li hanno i nostri governanti, che i nostri referenti politici "liberali" lasciano appunto fare strame di casa nostra. Dovrebbe bastare questa considerazione.
Se vuoi comincio dalle guerre puniche... ma ogni fenomeno va' contestualizzato e misurato. Ai tempi delle invasioni barbariche in Italia non c'erano nemmeno 6 milioni di persone, mentre noi andiamo verso i 60 milioni. Non mi pare la stessa cosa. All'inizio degli anni 70 la popolazione mondiale ammontava a circa 3 miliardi di persone, mentre ora si avvia verso i 7... in nemmeno 30 anni... Cosi' come critico le posizioni ideologiche dei socialisti, allo stesso modo faccio con i liberali quando mettono sullo stesso piano fenomeni nemmeno lontanamente paragonabili. Secondo Einaudi ogni nazionalismo e' una jattura in quanto la popolazione tende a fare esplodere demograficamente il concetto stesso di nazione. Evidentemente un liberale autentico non puo' essere nazionalista... esplodera' la nazione, ma poi esplodera' pure il continente, o sbaglio qualcosa? E dire che quando E scrisse i suoi saggi nessuno nemmeno lontanamente immaginava che l'Italia sarebbe divenuta oggetto d'immigrazione. L'avrebbero ritenuta un'idiozia in quanto c'era gia' troppa gente. Che era piu' o meno la meta' di quella che c'e' ora. La domanda e' la seguente: quanta gente deve circolare? Tutta, in parte? Quanta, insomma? Diciamo che la terra e' comunque finita e misurabile, mentre le utopie no. Questo e' il problema quando discuto sia con socialisti che con liberali, non sanno vedere altro che l'economia. Naturalmente tu sei un caso a parte. :-)
Vaalyah, scusa il ritardo, devo risponderti, bhe, ovvio, prima si risolvono i problemi degli italiani poi si pensa agli altri. Credevo che fosse sottointeso, ho omesso di scriverlo solo perchè comunque il discorso gira tutto lì.
Mht, ovviamente ci sono immigrati che lavorano e pagano le tasse e devono avere i nostri servizi e disservizi. Ma non il diritto di voto. Ecco.
Luciano, guarda che quando calano le lame la ragione si fa da parte. Meglio lasciar perdere perchè nè io nè te saremmo al sicuro:-)
Sauro: guarda, qua si prova a confrontarsi con chi lo voglia perchè si è liberali di fatto, non di nome. Il fenomeno che ho citato voleva essere un paradigma, non una assimilazione superficiale. Ai tempi, con le tecnologie disponibili intendo, 6 milioni di persone erano numeri enormi. Volevo solo dire che quando entra in crisi un "sistema" (e sappiamo perfettamente che su certi temi il modello romano era molto più liberale di questo), o si cambia con qualcosa di diverso oppure si cede alla pressione esterna e si crolla. Bene, a Roma accadde esattamente questo a si perse prima che ne officiassero i funerali. La situazione ha qualche punto di contatto con l'attuale nel decadimento dell'etica politca e nella deriva tirannica della classe dirigente, ad esempio. Ma lasciamo stare perchè dovremmo parlarne faccia a faccia, magari davanti a una buona birretta:-)
Hai ragione, io mi sento un po' einaudiano e non sono nazionalista perchè lo ritengo un valore variabile. L'Italia di oggi, del resto, non è quella di 50 anni fa pur essendo rimasta nella quasi totalità dei territori controllati negli stesi confini geografici. La risposta alla tua domanda non è facile, sono il primo ad ammetterlo. Mettiamo che si possa quantificare (azzo, sono un economocentrico) nel rapporto tra domanda e offerta. Di lavoro, di servizi, di risorse. E' una risposta non del tutto soddisfacente, ma qui si lascia l'approccio liberale - che è prevalentemente incentrato sul modello economico e non è una teoria politica compiuta - e si torna dritti al parliamone di cui sopra. Avessi una soluzione convincente in mano, non mi limiterei a scrivere su un blog, per quanto bello e ben fatto:-)
Mthrandir: alla prima possibilita' ci faremo la birretta. :-) Al contrario di cio' che puo' sembrare a prima vista io mi considero davvero un liberale, mentre ritengo la maggior parte degli etichettati degli usurpatori. Gente che plaude ai negazionismi, alle omofobie ai razzismi, con il pensiero liberale non ha nulla a che vedere, ma questi soggetti sono la maggioranza cosicche' i piu' intendono che l'essere liberale significhi questo. L'essere liberale significa esercitare il proprio pensiero senza condizionamenti e mettere in discussione qualunque dogma sulla base della razionalita', il che significa _qualunque_. Sgombrato il campo dagli equivoci, la figura di liberale a cui mi riferisco e' quella di Edgardo Sogno, uno che sapeva distinguere tra l'ideale e la realta'. Chi, con gli attuali e gravissimi pericoli, ritiene che tutto possa essere risolto con l'estensione delle liberta' non e' un liberale, e' un cretino. Una qualunque societa' liberale si basa su autocoscienza e comune sentire che sono impossibili ove la societa' e' divisa in razze, religioni, ideali cui e' permesso di farsi la guerra tra loro. Io ritengo che l'ambiente nazionale sia il migliore per poter esercitare le prerogative del liberalesimo e che il problema demografico non sarebbe un problema di per se', ma lo diventa solo se rapportato all'economia. Poche idee e chiare al contrario dei tanti strombazzatori e spacciatori di statue della liberta'. Vai a vedere se il liberale (ed ebreo) Daniel Pipes la pensa molto diversamente dal sottoscritto. Naturalmente qui sarebbe un fascista esattamente come il sottoscritto, sia per socialisti che "liberali". Se uno dice che il fascismo ha avuti anche meriti non diventa per questo fascista e De Felice (inequivocabilmente liberale) e' stato suonato come un tamburo per lo stesso motivo. E' il solito "dagli amici mi guardi iddio"... :-)
Detto fra noi, in questo dibattito mi schiero dalla parte di Sauro. Siamo giunti a "mali estremi, estremi rimedi". Guardatevi in giro per la strada: non hanno bisogno di combatterci, arrivano qui, fanno 6-7 figli a coppia, nessuna spesa sanitaria perché i servizi glieli regaliamo noi, si insediano nei quartieri, comprando case in contanti e acquistando pezzo per pezzo tutti i condomini esistenti (coi soldi che arrivano da dove???), poi gettizzano la zona e tu a tre passi dal centro non ci puoi più mettere piede alle 2 del pomeriggio perché fai una brutta fine. La polizia non può niente: vuoi perché sono in pochi, vuoi perché i media cretini li accusano di razzismo e violenza. Siamo allo sbando. Gli italiani figli non ne fanno invece, troppo preoccupati di sbarcare il lunario e di pagare tutte le tasse che garantiscono i diritti a loro. Per carità, c'è sicuramente anche brava gente che viene per lavorare (ma guardando le statistiche pare che la % maggiore di crimini venga compiuta dagli immigrati, che sono un manipolo rispetto alla popolazione italiana, sarà un caso), ma siamo obiettivi. Come ve la vedete la situazione fra un 20 o 30 anni?
E non rispondetemi "si integreranno", perché la verità è che non hanno nessuna intenzione di integrarsi, lo sanno loro, e lo sappiamo anche noi.
Sauro, di ciò che vanno spacciando troppi sedicenti liberali sono ben al corrente. Il punto, per me, è che siamo ancora lontani dal riuscire a tradurre in pensiero politico un atteggiamento economico. E' il limite cronico del liberalismo ed è ciò che ha sempre impedito che diventasse "partito". Io sono di manica meno larga di quanto sembri perchè ritengo che un liberale, in certe occasioni, debba dimostrarsi disposto ad escludere dalla competizione pensieri o ideologie che sono pericolose per la democrazia. Anche a costo di assumere atteggiamenti tirannici: in situazione estreme, ci si comporta di conseguenza. Per questo motivo, ad esempio, sono favorevole a rispondere all'integralismo islamico anche con la forza quando necessario e non mi ritengo "fascista" per questo. Al contrario, "fascista" è chi pensa che il tritolo sia giustificabile. Lo stesso vale sul fronte interno. Se limitare gli ingressi può sembrare poco liberale, o meglio poco corretto politicamente, a volte è provvedimento di buon senso pratico che si può e si deve accettare serenamente. Del resto, il contenuto del post mi pare fosse orientato in quel senso. Quello che è inaccettabile è che, comunque, una volta per così dire "legittimato" il diritto alla residenza, il trattamento possa differire per questioni etniche. Qui non si possono fare sconti: diritti e doveri devono essere uguali per tutti e non esiste al mondo che uno debba pagare un biglietto solo se ha la pelle scura o debba avere un diritto in più per lo stesso motivo. Siccome siamo d'accordo su questa linea di principio, diaciamo pure che possiamo avere idee diverse sul dettaglio, ma mi sembra poco per considerarti fascista.
Con questo credo di aver risposto alla grossa anche Valyaah la quale, spero, non vorrà sterilizzare tutti i cinesi:-)
Io sono per al più un figlio a coppia (lo dirò da almeno 10 anni) e non solo per i cinesi, ma in tutto il mondo. Che le risorse non bastino per tutti è risaputo. Che pure il ricambio di CO2 contro O non basti più, lo ignorano invece in tanto...
Concordo in pieno con l'ultimo post di Mthrandir.
Gli atteggiamenti di "diversificazione" (non solo le discriminazioni, ma anche i favoritismi) contribuiscono solo ed esclusivamente ad aumentare il livello di xenofobia del paese ospitante.
Tu vieni in Italia: io ti accolgo ma devi adeguarti alle regole del Paese (vabbe', ho usato un'iperbole...questo implicherebbe che l'Italia abbia delle regole...).
Se sgarri: calcio in culo e fuori. Come fanno gli altri Paesi sovrani. Come fa anche la Spagna tanto osannata (e hanno ragione, visto che ci danno tanta pastina) dai nostri sinistri sinistrorsi.
Capisco il livore di Vaalyah, ma secondo me non è indirizzato verso la giusta categoria: tante persone sono incazzate verso gli stranieri, è vero che troppi di quelli che vengono in Italia sono criminali. Ma la colpa di questo non è ascrivibile interamente a loro.
Ok, la decisione di vivere al di fuori della legalità è loro, ma se vengono a delinquere qui la colpa è esclusivamente della pochezza delle nostre leggiucole.
Visto che se si mettono le carte in tavola ci s'intende? Comunque rimane il nodo centrale: la societa' liberale e' quella occidentale/nazionale o il mondo intero? In tal caso la vedo dura e siccome non sono un popperiano convinto ritengo anch'io che il modello occidentale vada difeso. Osservando la realta' mi sono convinto che _ogni_ globalizzazione si risolve in un comunismo di fatto. Gli stati nazionali si configurano nel principio di sovranita', quindi proprieta'. Un liberale che non capisse questo sarebbe dunque un comunista inconsapevole. Per non dire dell'autodeterminazione sulla quale nessuno ha nulla da eccepire, salvo poi entusiasmarsi per progetti come la UE, che sfuggono ad ogni sorta di rappresentativita'. Ebbene, se questo e' il pensiero liberale corrente, io sono fiero di dichiararmi "fascista". E poi... attualmente la discriminazione avviene per gli autoctoni e non per chi ha la pelle di un colore diverso. Il razzismo lo subiamo, non lo esercitiamo. Se e' vero che esiste una pianificazione etnica in corso, volta a mischiare, non solo culture, ma anche "razze", mi si spieghi perche' questa dovrebbe essere migliore di quella basata sulle etnie autoctone... la biodiversita' va bene per le zucchine, ma per l'uomo no. Siamo alla schizofrenia e al libertinismo di fatto, il che non ha nulla a che vedere con un liberalesimo che si configuri in una qualche forma di patto sociale. Come il cristianesimo, anche il liberalesimo nasce nella cultura occidentale. Bisogna rassegnarsi al fatto che altri popoli hanno difficolta' a capirlo. Come detto sopra il liberalesimo di Popper non m'interessa.
Pure se le stesse leggiucole si applicano anche a noi, non so te, ma io a rapinare banche o a fare lo spacciatore ancora non vado... è il senso morale/etico/di società che manca... poi che qui non si faccia lo sforzo di inculcarlo a dovere a chi da sé non ci arriva è un altro discorso...
Meraviglioso il concetto che si vuole esprimere su questo sitarello... Gli italiani dovrebbero avere la precedenza sugli stranieri, e perchè mai? Chi me lo sa spiegare ragionevolmente, e se possibile senza aggrapparsi a Dio Patria e Famiglia?
Quanto alle realtà descritte anche nei commenti, si tratta perloppiù di pregiudizi: "per carità, c'è sicuramente anche brava gente che viene per lavorare"...ma davvero?! Guarda, a La Spezia di recente l'azienda di trasporto pubblico ha rifiutato la domanda di assunzione di un cittadino marocchino motivando il rifiuto con un decreto regio del 1931 (per capirci, quando il Duce sobillava la folla da Palazzo Venezia): superiorità occidentale, immagino. Per non parlare dell'operaio albanese Albert Kolgjegja, di soli 30 anni, morto qualche anno fa sotto al crollo del Museo del mare e della navigazione di Genova: il sindaco e le società che appaltarono il lavoro spiegarono che era "tutto regolare", ma ovviamente non era vero...peccato che ogni responsabilità nostra si perda nell'infinita catena dei subappalti.
Poi se vogliamo ci sarebbero anche i famosi raccoglitori di pomodori in Puglia, ma lasciamo perdere. Forse avete ragione, sarebbe meglio "aiutarli a casa loro": è la posizione di Forza Nuova, ma sorvolando tristemente su questo, come intenderemmo aiutarli? Continuando l'opera pia di colonizzazione che fino ad oggi abbiamo svolto?
Caro Lorè, non hai capito un cazzo. Succede a leggere di fretta, o a non leggere per poi sputazzare commenti in parte cannati e in parte off topic. Dove leggi che si chieda la prelazione per gli italiani? Forse l'hai letto altrove, ma poco male.
La casistica degli infortuni sul lavoro che porti farebbe sghignazzare dalle risate se non si trattasse di argomento serio: c'è differenza tra un mrto italiano e uno extracomunitario? Se c'è, qual è? Quanti sono gli italiani che lavorano in nero e che si fanno male o crepano? Se fossi andato almeno alla scuola dell'obbligo, ti avrebbero pregato di ripassare dopo aver studiato.
Aiutarli a casa loro è una posizione di buon senso, non quella di forza nuova. Però a quelli come te non interessa creare ricchezza nei loro paesi, vi piacciono disgraziati e disperati qua. E' questione di gusti (tuoi) e di disgusto (mio).
Quelli pericolosi non sono loro, sono quelli come te.
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